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Theodore (Ted) Bundy (parte 5 di 5)

Pochi giorni dopo una bambina di dodici anni scompare per venire ritrovata
otto settimane più tardi violentata e uccisa da un colpo alla testa. Sfortunatamente il cadavere della piccola è in avanzato stato di
decomposizione e sono pochi gli assunti che gli inquirenti riescono a fare sull'assalitore. Per quanto riguarda gli altri omicidi, la polizia della Florida
non ha niente in mano, nessun sospetto, nessuna ipotesi.
Non conoscevano Ted Bundy e anche se lo avessero conosciuto,
nessuno aveva idea di dove esattamente si trovasse in quel momento.
E' un poliziotto semplice di Pensacola che, dopo un inseguimento
in seguito ad una serie di infrazioni stradali di poco conto ed una
tremenda lotta, riesce a mettere le manette a Bundy.
Intanto nel periodo di libertà del criminale la polizia non ha mai
smesso di accumulare prove su di lui. I capelli della ragazza dodicenne
vengono rinvenuti su di un camioncino bianco che Bundy prima ruba e poi abbandona antecedentemente al suo trasloco a Pensacola ed al quale
lo legano diverse testimonianze di persone che lo hanno visto vagarc
i sopra senza meta.
Orme delle sue scarpe vengono trovate sul luogo di abbandono
del cadavere della piccola. Prove comportamentali lo legano poi ai
delitti dalla casa della confraternita Chi Omega. Il modus operandi di avvicinamento subdolo, conversazione e poi assalto sessuale e fisico sono presenti in questo caso. Sui corpi delle ragazze non sono presenti
infatti segni di lotta ed entrambe sono state uccise con il colpo alla
testa che sembra più un elemento di firma che di M.O. E' chiaro che
i delitti sono stati commessi da una stessa persona, ed anche negli anni in cui ancora gli elementi comportamentali non erano entrati a far
parte delle procedure di accusa questi fatti vengono utilizzati contro Bundy.
Il nuovo processo si tiene in Florida nel febbraio 1978. Bundy si dichiara
innocente di fronte alla prospettiva della sedia elettrica. Ma ci sono due testimonianze che convincono la giuria. Quella di una ragazza della casa
del Chi Omega che lo identifica senza dubbio come l'uomo che ha visto
scappare dalla casa subito dopo gli omicidi, e l'altra, di un dentista che
mostra in modo impeccabile la corrispondenza fra la dentatura di Bundy
ed i morsi rinvenuti su due delle tre vittime. L'accusa userà anche gli
elementi comportamentali di cui sopra ho parlato per convincere
una giuria già oramai pendente verso il verdetto di colpevolezza.
Il 31 luglio l'imputatoviene giudicato colpevole dei crimini e condannato
alla sedia elettrica.
Al processo seguente, quello per l'omicidio di Kimberly Leach,
Bundy viene di nuovo condannato. Le prove a suo sfavore sono imponenti.
Tre mesi dopo, a colloquio con Robert "Bob" Keppel, Bundy ammetterà di aver ucciso più di 26 donne. Dopo una serie di appelli infinita, viene finalmente giustiziato il 24 gennaio del 1989.
Davanti al complicato caso di Ted Bundy mi vengono in mente mille cose. L'infanzia, i traumi da lui subiti, la sua timidezza, il rifugio nel suo
mondo mentale, le fantasie, l'acting out. Questi elementi si possono
riscontrare nella maggior parte dei casi di questo genere.
Ma in Bundy si colgono quegli aspetti di sofisticazione e di intenzione
che fanno veramente rabbrividire. La sua determinazione,
il suo sfidare la società e sentirsi invincibile, inafferrabile;
propriamente ed effettivamente distaccato dagli uomini. Bundy si sentiva così.
Si racconta che prima di scappare per l'ultima volta chiese ad una
guardia quale fosse lo stato con la maggior probabilità di finire sulla
sedia elettrica se catturato per omicidio intenzionale. La guardia rispose:
"Florida, sicuramente". Alcuni interpretano questa risposta e la
conseguente fuga in Florida di Bundy come una specie di desiderio di
morte, di essere fermato. E' invece opinione diffusa nell'ambiente degli
ex-agenti federali che non si trattasse altro che di una ennesima
dimostrazione della sua arroganza, una sfida con una posta
sempre più altain gioco, un brivido estremo ogni giorno,
ogni ora, ogni volta che camminava per strada. Nonostante il grado di sofisticazione dei suoi delitti le prove a suo carico non hanno fatto che accumularsi lentamente.
Bundy è la dimostrazione dello smisurato senso di inferiorità che spesso
questi assassini sviluppano. Alla fine la sua non era che una crociata per
dimostrare a sé stesso e presumibilmente anche agli altri che non era
un disadatto ed un incapace sottomesso alle donne. La sua ferocia
e la sua determinazione sono esemplari; da un certo momento in poi
la sua vita è stata diretta ad uno scopo solo, quello di uccidere.
Sappiamo che spesso tornerà sulla scena dei delitti, ma perché ?
All'inizio della carriera per pura paranoia sembra; vuole sincerarsi che nessun elemento legato ai delitti possa mai arrivare a condurre gli inquirenti a lui.
In seguito una volta acquisita sicurezza ed esperienza i ritorni alla scena del crimine saranno soltanto funzionali all'umiliazione del cadavere, saranno un' ulteriore occasione per violentare ancora una volta, anche corpi in avanzata decomposizione, per picchiare, per approfittare in qualsiasi modo del
crimine già commesso.
Overkill mescolato alla fantasia di rivivere il crimine ed alla realtà di
infliggere umiliazione ancora una volta. Come nel caso di Shawcross,
il ritorno alla scena del crimine non è un puro rivivere l'eccitazione dell'atto criminale come abbiamo visto in David Berkowitz, ma un'ulteriore occasione per esercitare il proprio controllo, il proprio dominio su un'altra persona.
Per umiliare il cadavere ed il ricordo della vittima e quindi dire a sé stessi
"Sono migliore".
In aggiunta a quello che Douglas definisce "alimentare la propria mitologia". Soprattutto con sé stessi.


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