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Jeffrey L. Dahmer


Dahmer è tristemente famoso perché, agli albori degli anni novanta,
il suo caso è esploso in tutto il mondo allorchè gli agenti della polizia di Milwakee sono entrati nell' appartamento di quello che sarebbe poi stato soprannominato dalla stampa "il cannibale di Milwakee".
Il 23 luglio del 1991 Tracy Edwards si presentò sconvolto ed ancora in
manette al commissariato di polizia di Milwakee e li guidò nel luogo dove
diceva di aver subito da parte di uno sconosciuto un'aggressione dalla quale era uscito vivo per miracolo. Quello che trovarono coloro che penetrarono in casa di Dahmer è sconvolgente : fa parte della storia della polizia e della medicina legale. Corpi che maceravano sotto acido in grossi bidoni, teste
sotto spirito, pelli di esseri umani alle pareti, pezzi di carne e altre teste
umane nel frigorifero.
Furono trovate anche centinaia di fotografie delle vittime di Dahmer, uomini nudi, morti, senza testa, dilaniati, sezionati e fatti a pezzi. L'uomo tentò di negare il suo coinvolgimento nella faccenda ma davanti all'incontestabile
orrore che li circondava Dahmer sottoscrisse poi una dettagliata confessione dei suoi terribili crimini ancora prima di arrivare alla stazione della polizia.
L'agente che ascoltò per primo la confessione di Dahmer era un navigato commissario della polizia locale, che però, ancora sconvolto da quello che vedeva in giro intorno a sé, non credeva ai suoi orecchi.
Gli omicidi di Dahmer iniziavano ben tredici anni prima della scoperta di cui
si è parlato, nel 1978, quando Dahmer aveva appena concluso gli studi superiori. Le sue fantasie di uccidere, violentare e possedere datano alla sua prima adolescenza. In questo momento tutto sembra stranamente ed in un modo pieno di meraviglia anche per Jeffrey, allinearsi. Un giorno fa salire un autostoppista sulla sua auto, si conoscono, parlano molto e dopo un po' decidono di recarsi a casa di Dahmer insieme.
Fanno sesso, bevono birra, poi il ragazzo se ne vuole andare. Dahmer non resiste al terrore della sensazione di abbandono e risponde con un atto cieco ed istintivo. Lo colpisce alla testa con una sbarra di ferro uccidendolo.
Niente di depravatamente sessuale accade in questa prima occasione in cui prevale il panico. Dahmer fa a pezzi il corpo e lo seppellisce in buste di
plastica in giardino.
Partito per il servizio militare Dahmer viene inviato in Germania per due anni dove apparentemente le cose si svolgono in modo routinario e normale,
fino a che non viene congedato per ripetuti episodi di alcolismo molesto.
Torna a casa e vive in Florida per un po' prima di tornare a stare a casa dei genitori dove prudentemente disseppellisce i resti della sua prima vittima, scioglie la carne nell'acido e spezzetta le ossa con un martello pneumatico, seminandole per i boschi. La vita però non va bene. Beve molto e si
comporta in modo maleducato in pubblico. Il padre lo manda dalla nonna,
dove la situazione non fa che aggravarsi. Uccide la sua seconda vittima
in una stanza di hotel, nel 1987 mentre è ancora fuori sulla parola dopo un arresto per esibizionismo. Questa volta la routine cambia. Jeffrey sostiene di non ricordare come ha ucciso Steven Tuomi, ma di essersi svegliato accanto all'uomo morto e con la bocca piena di sangue. Compra una grossa valigia
con la quale trasporta il corpo a casa della nonna nella cui cantina violenta
il cadavere, lo smembra e getta nei rifiuti le parti sezionate del corpo.
Diversi mesi dopo tocca alla sua terza vittima. In questo momento sia il
modus operandi sia la firma di Dahmer si stabilizzano. Ha raggiunto la sua maturità di assassino seriale. Questo è quello che succede: Dahmer adesca giovani di colore, asiatici, indiani d'America, cercandoli nei settori gay della città. Li attira a casa sua o con l'intenzione di fare sesso e bere un po'
di birra o con la promessa di soldi in cambio di qualche fotografia.
Dopodichè si intrattiene con loro fino a quando non decide di ucciderli.
Subito dopo l'omicidio si masturba sul corpo e lo violenta ripetutamente
fino a che decide di disfarsi del cadavere tagliandolo a pezzi.
In questo momento si pongono in evidenza le caratteristiche incredibilmente miste di Dahmer che non premettono di classificarlo in nessun modo.
Non è un serial killer organizzato in quanto al processo è stato diagnosticato incapace di distinguere il bene dal male, almeno in alcuni momenti e quindi mentalmente malato ma assolutamente sano durante altri episodi. Le caratteristiche dei suoi atti fanno pensare ad una personalità minuziosa ed organizzata, ma allora perché si faceva riconoscere nei locali e a volte
lasciava andare le persone, per non parlare degli arresti per oscenità in
luogo pubblico ? Inoltre, la sua condotta durante gli arresti era
indisciplinata e molesta, per non parlare della specie di "museo dell'orrore"
che lentamente avrebbe sviluppato in casa sua. Il teschio di una delle sue vittime, che aveva ottenuto bollendo la testa per una notte intera, era
dipinto con una vernice grigia chiara, in modo da farlo sembrare uno di quei modelli in plastica per lo studio dell'anatomia.
La nonna di Jeffrey era in forte agitazione per i rumori molesti dei festini
alcolici del nipote e la situazione della cantina era divenuta insostenibile. Jeffrey si trovò un nuovo lavoro e una nuova casa.
Il giorno seguente al trasloco Jeffrey viene arrestato per aver drogato un giovane ragazzo di quindici anni ed averlo molestato. Mentre attende la sentenza del giudice uccide un altro uomo. Si specializza sempre più
in rituali di overkill, di scarnificazione. In questa fase conserva ogni singolo teschio delle vittime.
In aula si dichiara colpevole e dopo un lungo discorso di consapevolezza, contrizione ed infinite dichiarazioni di buone intenzioni Dahmer viene
ancora una volta rilasciato sulla parola. L'argomentazione del suo avvocato a proposito del lavoro di Dahmer convince il giudice e viene rilasciato con la condizione di lavorare anche nei week end per tenersi lontano dai guai.
Il maggio del 1994 trasloca nell'appartamento dove poi gli agenti lo trovano dondolante sul letto, in preda ad una specie di ipnosi, il giorno della
denuncia di Tracy Edwards, la sua ultima, fortunatamente scampata, vittima.
Durante i quindici mesi seguenti Dahmer intraprende una vera e propria carneficina, uccidendo dodici persone.
Il ritmo degli omicidi di Dahmer accelerò fino a diventare frenetico nel periodo maggio-luglio 1991 quando uccideva quasi una persona alla settimana.
Tutte le vittime erano uomini di colore con le solo due eccezioni di un
ispanico ed un bianco. Ecco un'altra strana caratteristica assolutamente fuori dagli schemi. Per Ed Kemper la diversione principale è stata la violazione della norma del serial killer "mai uccidere persona che conosci", per Dahmer sicuramente questa: uccideva preferibilmente persone fuori dalla sua razza.
Per un serial killer questo è molto raro e nella letteratura americana in realtà Dahmer è l'unico, oltre a Williams, che abbiamo visto sopra, che ha mostrato questa caratteristica. Purtroppo anche qui il fatto che le vittime fossero tutte persone con stili di vita ad alto rischio, omosessuali, vagabondi, disoccupati o giovani scappati di casa ha fatto sì che la polizia abbia faticato a collegare
tra loro le sparizioni delle vittime. Dico sparizioni perché nessuno sospettava
si trattasse di delitti tranne in quei pochi casi in cui il cadavere veniva rinvenuto e riconosciuto.

 

continua parte 2 di 3