|
|
Jeffrey L. Dahmer (parte 2 di 3)
Ancora, comunque, stessa firma e, con lievi, terribili
variazioni di modus operandi. Sappiamo che gli assassini di questo tipo
cambiano il loro modo di rapportarsi al crimine migliorandolo con l'esperienza.
Dahmer si specializza nelle operazioni più terribili. Adesso gli
uomini vengono tenuti in vita drogati per giorni interi prima di essere
uccisi, violentati e smembrati. In questa fase vengono tentati improbabili
esperimenti con
l'intento di creare dei veri e propri schiavi sessuali.
Come ebbe più tardi a raccontare dettagliatamente a Ressler, praticava
dei fori nei lobi temporali delle teste delle vittime e vi iniettava acido
muriatico alternativamente ad alcool etilico, nel tentativo di annullare
completamente le loro personalità e di mantenere invece in vita
un corpo sempre disponibile per soddisfazione sessuale. Solitamente prima
di pulire l'appartamento dal sangue faceva molte fotografie polaroid delle
vittime. Dunque si dedicava all'apertura dell'addome ed all'eviscerazione.
Quel tipo di sensazioni erano fortissime
per lui ed irrinunciabili. Non avrebbe avuto più senso una di queste
esperienze omicide senza questa macabra parte.
I rituali si stabilizzarono anche per quello che riguarda il liberarsi
dei corpi. La carne che sarebbe stata poi mangiata veniva conservata nel
frigorifero, le teste venivano bollite ed i crani conservati, le parti
ossee triturate e
sparse nei boschi e le carni in avanzo macerate nell'acido e poi gettate
nelle fogne. Aveva l'intenzione di costruire un piccolo tempio in casa
con tutti i souvenir delle vittime. Compiva strani rituali in cui bruciava
bastoncini di incenso nei teschi delle vittime così si sarebbe
attirato i loro poteri benefici
che avrebbero influenzato la sua vita ed il suo lavoro.
Per quanto riguarda le possibili ipotesi sulle origini di questo serial
killer possiamo citare la famiglia come una possibile fonte di traumi
ripetuti e come origine del processo che ha isolato sempre più
il giovane Jeffrey fino a farlo sentire come una specie di semidio prima
al di fuori e poi al di sopra
della razza umana.
Il padre, Lionel ha scritto un libro in cui tenta di ripercorrere il percorso
dell'infanzia e dell'educazione di Jeffrey.
Molto onestamente confessa che la vita in casa non era facile per nessuno
dei componenti della famiglia. Il padre era fortemente dipendente dall'alcol
e le dispute con la moglie erano violente e all'ordine del giorno.
Dopo la maggior parte di queste liti Jeffrey ha dichiarato che aveva
l' abitudine ad uscire di casa di corsa e spesso a dormire nei boschi.
Il padre dice di essere stato quasi sempre fuori casa per quanto poteva
celandosi dietro una scusa o l'altra per evitare i conflitti che insorgevano
allorchè rientrava a casa non sobrio.
Il padre dichiara di aver avuto una storia di piromania durante la sua
infanzia e di avere fabbricato bombe con le quali alcune volte ha ucciso
degli animali. Racconta: "Non mi sono mai reso conto che Jeffrey
fosse veramente mio figlio fino a quando non ho capito che le sue fantasie
avevano radici in quello che anche io avevo provato e pensato da piccolo.
Soltanto che lui le aveva curate e sviluppate in modo esponenziale.
Quando lo scoprii tornare a casa con una volpe morta in un sacchetto,
quello fu il momento in cui realizzai il profondo legame con mio figlio.
Ai tempi credevo che una sana educazione in una città non troppo
grande come la nostra gli avrebbe fatto raddrizzare queste sue tendenze
che io percepivo come deviazioni giovanili al pari di quelle che avevo
avuto io
"
La madre non era da meno.
Durante la gestazione di Jeffrey soffriva di forti dolori, di vomito persistente,
di emorragie di ogni tipo, mal di testa e dolori di stomaco. I sintomi
peggiorarono gradualmente e presto si presentarono anche una nausea
forte e costante, estremo nervosismo, forte depressione, ipersensività
ai rumori ed agli odori, nonché forti ed improvvisi spasmi muscolari.
Nonostante le diagnosi di acuta nevrosi formulate da alcuni dottori (uno
dei quali le aveva fatto notare che poteva non desiderare quella gravidanza
in quel momento) che la visitarono la donna si convinse di essere profondamente
malata.
Alla fine, durante i mesi conclusivi della gravidanza la madre di Dahmer
assumeva qualcosa come ventisei pillole al giorno.
Dopo l' ovvia separazione dei genitori ed una furiosa causa legale per
la custodia del fratello minore di Jeffrey, David, un giorno la madre
se ne andò
di casa con quest'ultimo per sempre lasciando Dahmer da solo e senza cibo.
Il padre racconta di averlo trovato due giorni dopo in casa solo, silenzioso
e con uno sguardo fisso nel vuoto. Aveva disegnato un pentagramma con
il gesso in terra; più tardi Dahmer confessò di aver tentato
una seduta
spiritica per contattare i morti.
Lo stesso sguardo che Jeffrey aveva quando gli agenti guidati da Edwards
lo trovarono in casa muto che oscillava sul letto; probabilmente era anche
uno sguardo molto simile a quello che aveva di solito a scuola, visto
che i suoi compagni dicevano di chi stesse facendo lo stupido che "faceva
il Dahmer".
Le sue fantasie, che avevano avuto origine come fantasie di fuga e di
violenza per vendetta, divennero presto di morte e di sangue ed in corrispondenza
alla scoperta di essere omosessuale peggiorarono
ulteriormente. "Ogni cellula del suo corpo parlava degli stati dissociativi
di Jeffrey, il volto privo di espressione, il corpo e soprattutto le spalle
rigide e fisse in posizione, le braccia che oscillano in avanti e indietro
mentre cammina
.perfino il modo freddo e scontroso con cui diceva:
mi dispiace".
continua parte
3 di 3
|