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Come si è sviluppata
storicamente la prospettiva comportamentista in campo criminale
L'assunto di partenza degli investigatori è :
Di fronte alla scoperta di un cadavere, ed al cospetto di un' ipotesi
di omicidio tutto quello che chi indaga trova a sua disposizione è
la
scena del crimine.
Non è certo un'invenzione degli agenti dell' F.B.I. la scoperta
che la
scena del crimine contiene in se stessa la maggior parte delle informazioni
che riguardano l'esecutore materiale. Ma è sicuramente a loro che
dobbiamo la formazione di un metodo, in cui rientra la figura del "profiler",
lo sviluppatore di profili, ed una serie di studi che hanno avvicinato
le forze di polizia a quella tipologia di assassini che prende il nome
di serial killer. Le tecniche di analisi della scena del crimine sono
nate insieme al crimine stesso, ma non c'è dubbio che è
all'America
che ci dobbiamo rivolgere per informarci sugli assiomi comportamentali
che, applicati alle indagini, aiutano ad identificare il possibile autore
del delitto seriale, spesso con carateristiche sessuali.
Le indagini scientifiche in direzione criminale sono iniziate presto;
già alla fine del diciottesimo secolo lo svizzero Johann Kaspar
Lavatar
aveva abbozzato una teoria fisiologica chiamata l'arte della fisiognomica,
attraverso la quale cercava di scoprire come le caratteristiche del
volto di ogni individuo ne rivelassero il carattere.
Circa nello stesso periodo Josef Gall rispondeva con la Frenologia,
una teoria che prendeva come punto di riferimento la forma del
cranio in cerca di conferme sulle inclinazioni di una persona.
Sia la Fisiognomica sia la Frenologia erano applicate nello studio
dei volti dei criminali vivi o morti in un tentativo di spiegare l'inclinazione
al crimine attraverso la lettura di caratteristiche somatiche ataviche.
Più specificamente il binomio sesso morte era stato messo in evidenza
dai pionieristici studi del marchese di Krafft-ebing, che per primo iniziò
a
parlare , all'incirca nel 1905-6, del termine classificatorio " omicidio
per libidine"
L'attenzione degli scienziati e del pubblico per gli omicidi privi dei
moventi classici si fa sempre più pressante. E' proprio la neonata
macchina cinematografica che si fa interprete di questo interesse con
film del
genere de "Il gabinetto del dottor Caligaris" , del 1920, in
cui si narra dei misteriosi omicidi commessi da un pazzo e delle allucinazioni
attraverso
le quali riesce a giustificare le sue azioni, oppure più tardi
del famigerato
"M. il mostro di Dusserdolf" di Fritz Lang (1931), storia di
un maniaco manifestamente sadico che uccide bambine.
E' un' ometto ordinario, grassoccio e anonimo, che sgranocchia mele per
strada. Si tradirà perché nel raptus omicida che lo prende
fischietta
sempre la canzone "Grieg", condotta che fa parte di un rituale
di
azioni che rientrano nel corredo del serial killer.
Ma il primo, vero profilo di un criminale di cui siamo a conoscenza risale
al 1880 e fa riferimento al capostipite e forse alla figura storicamente
più famosa del genere : Jack lo squartatore.
L'autore è Thomas Bond, il medico chirurgo della polizia che fece
l'autopsia su Mary Kelly , l'ultima delle vittime dello squartatore. Bond
fu inizialmente chiamato per esprimere il suo parere sulle eventuali abilità
e conoscenze chirurgiche dell' assassino; un fattore che gli inquirenti
del tempo ritenevano di estrema importanza per l'individuazione degli
eventuali sospetti.
Si dilungò nella sua analisi tentando anche una ricostruzione dei
molti diversi aspetti del crimine. Nelle sua relazione si legge : "Lo
straccio situato in alto a destra sulla testa della vittima presenta tagli
ed è saturato di sangue, il che indica che il volto della vittima
era stato coperto durante l'attacco". Le osservazioni di Bond erano
in generale un tentativo di ricostruzione del comportamento del criminale
basati sugli elementi a sua disposizione. Suggerì audacemente che
la polizia doveva cercare un uomo calmo, apparentemente inoffensivo, probabilmente
di mezza età e ben vestito.
Uno dei compiti principali degli agenti della BSU è quello di dare
il loro parere su eventuali collegamenti fra uno o più casi. Bond
fece qualcosa di molto simile se non analogo. Incluse nel suo rapporto
l'osservazione che le mutilazioni delle varie vittime da lui esaminate
(Nichols, Chapman, Eddowes e Kelly) erano della "stessa mano".
Questa affermazione riflette quello che i moderni sviluppatori di profili
chiamano "firma", o le tracce di quei comportamenti che il criminale
attua per soddisfare le sue ossessioni e che spesso sono comuni a tutti
i crimini commessi da uno stesso assassino seriale.
Bond riteneva inoltre che il criminale fosse un uomo di "grande freddezza
e coraggio" e , alla fine della sua indagine, concluse che "le
mutilazioni sui corpi sono state eseguite da un uomo con nessuna conoscenza
o pratica di anatomia o chirurgia, probabilmente l'esecutore non possedeva
neanche le conoscenze di un macellaio o di qualcuno abituato a sezionare
animali".
continua parte 2 di
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