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Dinamiche di comportamento
relative al crimine seriale
Fase seconda, l'assassinio
In questa fase il soggetto entra in contatto con la realtà fisica
dell'omicidio. Potrebbe non andare tutto come previsto, potrebbe dover
usare molta più violenza di quella che aveva previsto, potrebbe
provare paura, o potrebbe essere fastidioso dover fare i conti con il
cadavere e con le
conseguenze delle proprie azioni in senso generale.
Ma per la maggior parte dei criminali l'atto stesso va positivamente
molto oltre l'eccitazione immaginata. Per la prima volta la sensazione
di dominio sulla vita e la morte viene provata dall'individuo ed è
solitamente un momento di forti sensazioni di grandiosità e di
potere.
La componente sessuale è presente, nella stragrande maggioranza
dei casi, anche dove sembrerebbe insospettabile o dove non si trovano
tracce di violenza carnale. Dobbiamo ricordarci che questi individui spesso
stuprano e uccidono ma altrettanto frequentemente usano la
persona come un oggetto nel senso vero e proprio del termine.
Infatti se la loro storia sessuale è costruita intorno al sesso
solitario,
quella è sovente l'unica pratica attraverso la quale percepiscono
il rapporto con altre persone. E' molto facile trovare sperma dell'aggressore
sulla vittima, magari anche soltanto tracce (risultato di un tentativo
di pulizia) perché spesso il soggetto aspetta che la vittima sia
morta o tramortita per darsi soddisfazione da solo attraverso atti masturbatori.
C'è una distinzione infatti da puntualizzare.
Gli stupratori che uccidono in genere non provano soddisfazione sessuale
né praticano atti post mortem sulla vittima. In questi casi anche
l'atto di
liberarsi del corpo prende poco tempo e non comporta rituali significativi.
Per questi assassini, in genere disorganizzati e dipendenti dalle circostanze
in cui commettono il crimine, lo stupro è l'unico crimine al quale
sono interessati. L'omicidio avviene per perdita del controllo, paura
di una testimonianza che possa incastrarlo, rabbia.
Per gli assassini sadici anche detti "Lust murderer" o assassini
per libidine invece, l'assassinio fa parte dell'esperienza sessuale. L'intero
schema
dell'atto è infatti basato sull'esperienza di dominio/controllo,
quindi
dallo stupro alla tortura per finire con l'omicidio ogni atto è
finalizzato a soddisfare le fantasie di sesso-morte del criminale.
Nello studio dei 36 assassini seriali il 56 per cento degli omicidi è
preceduto da un atto sessuale con la vittima ancora in vita.
Ma la vittima può essere stuprata prima e dopo la morte, e nel
frattempo
può anche essere mutilata o torturata. Per esempio in un caso un
assassino ha stuprato la vittima da viva, poi l' ha uccisa lentamente
strangolandola con una corda, ed infine l' ha stuprata di nuovo
dopo la sua morte.
Un'altra indagine mostra che i casi in cui la vittima era stata stuprata
soltanto dopo la morte erano ben il 42 per cento. In un caso un assassino
ha ucciso due donne con una pistola e poi le ha stuprate entrambe.
Altre componenti di quello che si chiama "overkill" cioè
ferite inferte post-mortem sono evidenti in questi casi.
A volte la rabbia dei soggetti si placa dopo ore di torture e sevizie
post-mortem che gli assassini eseguono unicamente come parte
dei loro rituali di morte.
Nella stessa indagine, un terzo delle 92 vittime mostrava segni di tortura.
In alcuni casi fra l'uccisione e la mutilazione può passare molto
tempo,
segno evidente della tendenza all'escalation delle fantasie dei criminali.
In un caso un soggetto è ritornato sulla scena del crimine 14 ore
dopo per mutilare il cadavere asportando i due seni.
Un altro atto che spesso viene praticato sui corpi è la depersonalizzazione.
Il criminale vuole a tutti i costi avere a che fare con un oggetto e se
la persona della vittima interferisce con le sue fantasie, allora farà
di tutto per neutralizzarla. A partire da forme sottili come per esempio
voltare
una persona o un cadavere sulla schiena fino a forme estreme come lo sfigurare,
tramite coltelli o corpi contundenti, il viso.
La presenza della persona è utile solamente nei termini di concretizzazione
delle fantasie, in caso contrario l'aggressore può tentare di farla
adeguare
alle sue pretese o appunto di spersonalizzarla, privandola dei suoi attributi
di essere umano e trasformandola in un oggetto attraverso la violenza
e la prevaricazione.
Ed Kemper ancora una volta ci mostra la peggiore delle possibilità
riscontrate. Molte delle sue vittime inclusa sua madre e l'amica di sua
madre sono state violentate solamente dopo la decapitazione. In una intervista
dettagliata ha detto che dovevano essere il più simili possibile
ad oggetti.
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