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Una mia riflessione sulle analogie fra serial killers e criminali Nazisti

Serial killers : la banalità del male

Un assassino è un mostro terribile che non fa parte della specie umana, una aberrazione della natura, il contrario di tutto ciò che la razionalità umana dovrebbe imporre.
E' questo un paradigma che il moderno serial Killer ha la responsabilità di aver abbattuto; dagli assassini seriali in poi il mondo capisce che anche i crimini
più terribili che si verificano ogni giorno possono portare la responsabilità
delle cosiddette persone normali; di coloro che incontriamo al supermercato, degli impiegati di banca come David Berkowitz, degli ufficiali di alto grado
reduci di guerra come Arthur Shawcross, dei giovani promettenti ed eleganti comeTed Bundy.
A questo proposito sento illustrare meglio questo concetto e le sue origini.
Le terribili parole di Hannah Arendt nel suo libro "Eichmann a Gerusalemme: un'inchiesta sulla banalità del male" risuonano nel destino dei serial killers.
Sono le persone come noi, noiose, banali, ordinarie, che grazie alle peggiori distorsioni mentali, tutte insospettabili dall'esterno, raggiungono vette di crudeltà e di spietatezza raramente immaginabili.
E' questa la banalità del male, l'essere quotidiano, l'essere messo in funzione dei propri interessi, l'essere considerato "Normale", quando la negazione della vita e quello che consideriamo come dato e logicamente perseguibile da tutti come buono viene sovvertito nel suo opposto.
La scrittrice riferisce del processo tenutosi in Israele del criminale nazista Eichmann. Confrontata con tanta profonda malvagità Hannah Arendt tira
una conclusione che ai tempi in cui il libro uscì fece scalpore tanto le forme mentali dell'epoca non erano abituate a concepire il male come qualcosa di quotidiano. Si viveva pensando ai criminali nazisti come uomini terribili, come mostri spietati distaccati dalla razza umana; invece durante il processo
venne fuori soltanto un piccolo e normalissimo borghese di provincia, affascinato dalla possibilità di carriera all'interno del partito.
La giustificazione più impiegata da Eichmann sarà proprio: "stavo solamente eseguendo ordini".
Attraverso un perverso sistema di burocrazia e di linguaggio ognuno
all'interno del terzo Reich era convinto di essere solamente un ingranaggio
di una macchina enorme e soprattutto era messo in condizione di sentirsi
al di sopra delle responsabilità.
Il sistema era concepito anche in questi termini; il singolo vi si adattava lentamente, in una lenta osmosi della coscienza e della razionalità che aveva come fine ultimo la pacificazione del proprio atteggimento di fronte al male assoluto che si compiva. Attraverso una razionalizzazione continua ed una lenta accettazione che quello che stava succedendo era normale e che
il ruolo del singolo era quasi accidentale all'interno della grande macchina, venivano commessi i più efferati delitti contro la dignità umana
e della vita stessa.
Ho riscontrato molte similitudini fra questo tipo di atteggiamento e quello del serial killer. La psiche dell' assassino seriale infatti si sviluppa in modo tale
che ogni azione che viene intrapresa all'esterno sia giustificata.
Le fantasie dei soggetti assumono il controllo della psiche e la moralità viene disintegrata (se mai si è formata) in favore di un sentimento di onnipotenza.
In parole povere è come se pensassero "Il mondo mi odia così tanto e mi ha fatto così tanto male che io ho il diritto di fare tutto quello che voglio per essere felice". Le fantasie divengono dominanti e presto durante lo sviluppo psico-fisico si aggiunge anche una forte componente sessuale che assume subito toni sadici per accordarsi alle fantasie di vendetta, di sopraffazione, di dominio. Il tutto si autoalimenta e si autogiustifica fino a che il soggetto
agisce nei riguardi degli altri dimostrando una totale indifferenza per la loro realtà di persone e con l'attenzione volta unicamente a quell'aspetto di essi che attiva le loro fantasie.
Diversamente, ma in modo molto simile, gli ufficiali dell' esercito tedesco, i dottori dei campi di sterminio, i soldati semplici e chiunque lavorasse nell'ambiente era avvolto da una aura di giustificazione e di rinvio della
colpa ad altri che gli permetteva di perpetrare gli atroci crimini che noi tutti conosciamo.
I nazisti possedevano un gergo chiamato "Amtssprache", linguaggio di ufficio burocratico che gli permetteva di riferirsi continuamente a se stessi ed
agli altri coinvolti con persone neutre come essi, egli, loro, in modo da
spostare la responsabilità da sé stessi al sistema e di continuare a
"eseguire gli ordini" per quanto atroci ed inumani fossero.
Linguisticamente a sua volta il serial killer impoverisce il proprio linguaggio mentale fino a trovare quelle forme di pensiero che gli permettono di
pensare di fare ciò che vuole senza troppe complicazioni.
Per esempio, Kemper trovava "giusto" esporre i teschi delle vittime in
giardino orientati verso la camera della madre; come Ted Bundy stesso, che non ha mai parlato dei suoi crimini se non in terza persona, facendo
propria l' opportunità offertagli dall'agente Robert Keppel di aiutarlo nelle indagini sull'assassino di Green River per parlare della sua esperienza come
se fosse quella di un altro così estendendo al killer ricercato le proprie azioni criminali.
Oppure ancora Arthur Shawcross che incolpava le prostitute che lo
prendevano in giro perché non aveva erezioni stabili o i bambini che lo canzonavano perché a volte balbettava. Non si è mai assunto la
responsabilità di un omicidio direttamente.
C'era sempre qualcosa che gli permetteva di dire "è stato legittimo".
Lentamente, la mente razionale degli assassini seriali si orienta sempre più in una direzione in cui è perfettamente logico compiere un certo tipo di azioni.
Il campo dei pensieri viene ristretto in maniera quasi paranoica e ogni spiegazione o episodio della vita "cade" e rientra precisamente come
rinforzo di tutti i precedenti, costruendo così una personalità sensibile unicamente ai propri bisogni; insensibile del dato elementare che le altre persone non sono dei mezzi attraverso i quali ricercare le proprie soddisfazioni.
Per questo la maggior parte delle cause americane, se impostate sul motivo dell' infermità mentale di questi criminali, vengono perdute; chiunque si rende conto che si tratta sempre di una scelta del soggetto, attuata in piena consapevolezza. D'altronde questo è valso anche per il tribunale di
Norimberga che ha trovato insostenibile la giustificazione di "obbedienza agli ordini" ed ha sostanzialmente coniato il termine "crimini contro l'umanità" per condannare appunto la scelta consapevole di queste persone di eseguire
o no azioni atroci contro altri uomini.

 

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