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Il ruolo delle fantasie violente
(parte 2 di 2)
A questo punto si doveva capire che la situazione stava
sfuggendo
di mano. L'acting-out delle fantasie aveva preso una direzione fin troppo
evidente, il soggetto era passato da se stesso come unico protagonista
ad una vittima, certo facile, più giovane di lui, e all'uso di
un'arma per assicurarsi che tutto andasse come lui aveva immaginato.
E' molto interessante il fatto che queste prime manifestazioni delle fantasie
che si concretizzano siano gli argomenti più difficili da affrontare
con
i soggetti. Sono estremamente riluttanti a parlarne e cercano in continuazione
di trovare giustificazioni di fronte all'intervistatore. E' come se fossero
coscienti che quello è stato il momento in cui hanno deliberatamente
e coscientemente passato la linea, il momento in cui esisteva il controllo
su questi comportamenti, il momento in cui doveva scattare una massiccia
razionalizzazione; non è successo niente di tutto questo piuttosto
quegli avvenimenti sono ragionevolmente una delle poche cose di cui i
soggetti si vergognano a parlare. Anzi, questo è verosimilmente
il momento in cui i soggetti imparano che possono uscire inintaccati dalle
loro azioni criminose;
gli atti subiranno un'escalation e se si arriverà all'omicidio
con una
sensazione di impunità il destino di questi soggetti sarà
segnato.
Il potere di vita e di morte e la realizzazione che un individuo decide
se
ferire uccidere ed esercitare dominio e violenza indiscriminata su altri
secondo il proprio piacere è un'esperienza molto precoce nella
vita di
questi uomini.
Douglas e Ressler sono molto chiari su questo punto; la parola chiave
qui è "Controllo". La disintegrazione della personalità
dovuta ai traumi e la solitudine causata da bizzarri comportamenti e convinzioni
fanno sì che il soggetto
non si senta minimamente in controllo di quello che gli succede. Questa
sensazione di controllo viene recuperata all'interno delle fantasie in
modo esagerato e paradossale. La mancanza di piaceri derivati dalla vita
comune spinge i soggetti a fare sempre più affidamento a queste
fantasie,
che durante la crescita diventano sempre più pericolose.
Presto il confine crolla e l'individuo classifica gli episodi fantastici
come unico elemento di valore della propria vita. Quando lo stress e la
frustrazione aumentano fino a divenire intollerabili, le fantasie saranno
vissute fino
all'ultimo dettaglio.
E' questa la ragione, forse, per la totale mancanza di rimorso a fronte
di crimini di inaudita ferocia. All'interno delle proprie fantasie tutto
è lecito.
Chi non ha mai immaginato di soffocare il proprio capo nel sonno con un
cuscino ? Ebbene i serial killer arrivano a credere, tanta è l'abitudine
a
vivere di fantasie, che non ci sia differenza con la realtà.
Tanto è il loro rancore per il mondo e tale è la loro forza
interiore che al momento dell'esplosione si trasformano negli assassini
più temibili del mondo. Alcuni riescono a convivere con le proprie
azioni, altri le dislocano ,
cercando di spostarle da sè, altri sperimentano stati di dissociazione.
Ted Bundy ha parlato
dei propri crimini in terza persona fino all'ultimo, facendo
finta che si trattasse di narrazioni di azioni altrui.
Jeffrey Dahmer ha probabilmente sperimentato forti dissociazioni e
delle specie di trance quando compiva certi atti. Il giorno che è
stato arrestato a seguito della denuncia di una vittima che era riuscita
a scappare, è stato trovato dagli agenti nella stessa posizione
in cui l'aveva lasciato la scampata vittima: a sedere sul letto che ondulava
in su ed in giù con gli occhi sbarrati.
I dati comuni parlano da soli a proposito della precocità e della
potenza di queste fantasie; per diciannove dei trentasei assassini che
hanno
risposto alla domanda "A che età sono iniziate le fantasie
di stupro e
violenza ?" la risposta è stata :dai cinque ai venticinque
anni.
I desideri di esercitare sadismo sugli altri possono manifestarsi, in
una serie di schemi molto diffusi fra questo tipo di criminale, anche
sugli animali.
Uno degli intervistati,
Ed Kemper, era famoso per essere soprannominato
"Doc" per la sua mania di uccidere e sezionare gatti. Interessante
come
spesso la colpa viene spostata sull'animale stesso e non sulla crudità
del proprio gesto. Un soggetto riferisce di aver iniziato a torturare
gatti
dopo che la casa si era riempita di pulci per averne portato a casa uno.
Iniziò a legare petardi ed esplosivi agli animali, per primo al
suo , ed è fiero
di aver prodotto molti gatti zoppi ad una gamba. Ogni atto o pensiero
che si avvicina all'espressione di sentimenti violenti diventa un elemento
ricorrente delle fantasie e dei desideri dell'individuo. Quello che dall'esterno
percepiamo come una drammatica escalation che porta all'uccisione di un
animale o di un uomo è in realtà una lenta progressione
di elementi che ha origine nelle fantasie.
Questo ci porta ad un altro assunto fondamentale della genesi del
serial killer: I pensieri creano un cosiddetto "Feedback loop",
un circolo
vizioso in cui inquietudini, fantasie e convinzioni si sostengono
rinforzandosi e giustificandosi a vicenda. Questo processo fa sì
che
durante la sua formazione un futuro assassino seriale realizzi molto
presto che l'uccidere è un fatto assolutamente normale e giustificato
nella sua vita. Sempre Ed Kemper è tristemente famoso di come con
il fucile di suo nonno dava la caccia ai pavoni ed agli struzzi dei vicini.
Quando il nonno lo rimproverava per il suo cattivo uso del fucile dallo
stesso affidatogli, Ed non pensava di aver esagerato ma che il nonno si
sbagliasse.
Per quanto lo riguardava stava facendo cose normalissime; erano gli altri
che non capivano. All'età di quattordici anni il nonno gli tolse
l'uso del fucile perché diceva che esagerava nelle cose che faceva
e lo metteva in imbarazzo con i vicini. Anche la nonna, la persona della
famiglia forse più vicina al giovane Edward lo sgridava spesso
per questi problemi. Più tardi Ed trovò naturale uccidere
entrambi "per vedere che effetto fa sparare al nonno" .
Per i serial killers l'esperienza ha un valore supremo e senza prezzo;
concretizzare i sogni di una vita. Provare tutte le sensazioni.
Sappiamo che il basso livello di eccitazione li spinge a cercare stimoli
sempre più nuovi e sempre più estremi.
E' famosa la frase di Albert Fish, forse uno degli assassini sessuali
più infami e privi di rimorso mai visti dall'America, che prima
di sedersi sulla sedia elettrica per essere giustiziato disse : "Sarà
il brivido supremo, l'unico che non
ho ancora provato".
Oppure quella di Peter Kurten, famoso "mostro di Dusserdolf",
che non
vedeva l'ora di essere decapitato; il suono della testa che cade e la
sensazione del suo stesso sangue che scorre sarebbero stati il suo ultimo,
intenso, piacere.
Per quanto riguarda i modi in cui l'aggressività si esprime da
adulto l'indagine svela che la corrispondenza fra le fantasie infantili
ed il loro acting-out adolescenziale e le caratteristiche dei crimini
da adulto è diretta.
Il legame qui è in modo più specifico tra fantasia e Firma.
La firma,
quello che il criminale deve fare per appagare la sua ansia, è
solamente un obbedire cieco alle fantasie. "Il demone" che molti
criminali indicano come il vero colpevole degli atti è semplicemente
quello: il mondo fantastico del soggetto.
In conclusione di questa parentesi possiamo dire che le fantasie giocano
un ruolo essenziale nella costituzione della psiche di un assassino seriale
e che è importante conoscere i meccanismi attraverso i quali le
stesse funzionano per poter capire come si concretizzano nei crimini e
a che personalità possono appartenere.
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