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Il modello Diathesis-stress
Questo modello è molto simile a quello proposto
dagli Douglass,
Ressler e Burgess. Si chiama Diathesis-stress model. Questo modello
è stato postulato per la prima volta in modo ufficiale da Gottesman
e
Shields nel 1982. Fondamentalmente propone come motivazioni alla
base della formazione della personalità del serial killer una combinazione
tra fattori biologici innati e ambiente sociale. La definizione individua
i fattori genetici come causa primaria però non sufficiente a generare
il fenomeno.
Hans e Marcus (1987) hanno compiuto un'interessante analisi della
schizofrenia in una prospettiva di Diathesis-stress, sottolineando rispettivamente
il concetto di vulnerabilità costituzionale, indicando
l'eredità genetica come fattore di fondamentale importanza nella
genesi
della malattia, le responsabilità dell'ambiente familiare,
le precoci manifestazioni comportamentali anomale dei soggetti.
Le basi di questa teoria sono biologiche, non tutti i bambini con infanzie
terribili diventano serial killers, alle spalle c'è una costituzione
di un
certo tipo che predispone la recettività del soggetto ad una determinata
risposta introspettiva ed essenzialmente violenta.
La combinazione di un ambiente traumatico
e di una naturale
predisposizione a risposte condizionate generano dei conflitti a
livello di concetto e di stima di sé. Questi conflitti sono
spesso aggravati
dalla natura sessuale dei traumi ed automaticamente dalle risposte ai
traumi.
A questo punto la teoria prevede che queste premesse generino
una serie di risposte interne distorte e consequenzialmente un ritiro
all' interno di un mondo di fantasie, unico garante di tranquillità
e
di familiarità per l'individuo in preda ad avvenimenti giudicati
più grandi di lui.
La teoria sembra simile a quella già affrontata se non che a questo
punto si osserva una descrizione di un processo che inevitabilmente porta
ai
primi crimini e non ad una modificazione della fantasie e ad una
correzione delle azioni come abbiamo già visto; piuttosto ad uno
sviluppo di una forte capacità di dissociazione.
Praticamente quello che succede è che si varcano i confini della
fantasia interiore ed i soggetti sperimentano un vero e proprio sdoppiamento
che finisce inesorabilmente per far prevalere la parte violenta della
persona.
La fase che segue consiste nella comparsa di un ciclo auto-alimentante
di azioni di matrice ossessivo-compulsiva. Il killer ha ormai capito cosa
soddisfa la sua fantasia, ha scoperto la sua ossessione, sa che è
soltanto una questione di tempo prima che succeda di nuovo.
A volte si inganna, prende tempo, qualche volta prova rimorso per i suoi
atti. Rimanda perché non ha tempo, mette in discussione la sicurezza
delle sue azioni. Oramai è entrato in un circolo vizioso che sarà
sempre più esigente.
E' per questo che molti non reggono la pressione delle proprie stesse
urgenze.
Il ciclo si ripete, sempre più spesso, la voglia, la fame, l'impulso
all'azione è sempre più pressante. Così spesso si
commettono imprudenze che risultano fatali. L'elegante e sofisticato Ted
Bundy, inesorabile nello sparire nel nulla, verso la fine della "carriera"
commette una stupidaggine dietro l'altra
in preda ad una vera e propria frenesia.
Jeffrey Dahmer viene
alla fine arrestato in preda ad uno stupore quasi
ipnotico, la sua psiche è così satura e distorta dalle dissociazioni
che non è più in grado di orientarsi.
continua parte 2 di
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