|
|
Il modello motivazionale Douglas, Ressler, Burgess (1995)
(parte 2 di 3)
Per quello che riguarda le funzioni ed i processi cognitivi, con questi termini facciamo riferimento a quell'insieme di schemi cognitivi che servono per il controllo e lo sviluppo della vita interiore e che poi legano l' individuo al contesto sociale.
L' insieme delle funzioni cognitive genera il significato degli
eventi per un individuo. Esso è anche diretto a preservare
uno stato interno di tranquillità e di calma attraverso la
riduzione dell'ansia, del terrore e,molto importante, della sensazione di impotenza. Le funzioni cognitive sono generate e sostenute dagli elementi da noi già presi in considerazione: il contesto sociale e le interazioni con esso.
Quando il contesto sociale è critico e le interazioni traumatiche, le funzioni cognitive si orientano a sostenere l'individuo e si organizzano in schemi
fissi di pensiero e di comportamento.
Nel nostro caso, i futuri serial killers si sviluppano unicamente funzioni
negative; volte cioè a riparare i traumi ed equilibrare gli stati emotivi
sempre e comunque in risposta ad una serie di eventi e di convinzioni che si autoalimentano. Gli schemi divengono fissi. L'individuo ne diventa vittima perché gli schemi di pensiero e le conseguenti fantasie sono concepite unicamente per un equilibrio interno attraverso la riduzione della tensione.
Le altre persone vengono escluse a priori, per timore.
E' specificamente in questo momento che i temi di controllo e di
dominio sugli altri prendono il sopravvento sulla vita interiore dei soggetti.
Essi divengono un sostituto per il senso di dominio delle situazioni
che nella vita reale non viene provato. Il dialogo interiore risulta anch'esso impoverito ed orientato al pensiero ripetitivo e fortemente guidato
da pregiudizi su cause, effetti e probabilità degli eventi.
Il pensiero si struttura e si abitua a ragionare per assoluti e luoghi comuni, perdendo la capacità di discriminare sul momento e bloccandosi su
una serie di schemi e di idee fisse a proposito delle persone e di quello
che esse pensano.
In questo modo i livelli di attivazione emotiva e di eccitazione dei soggetti finiscono per concentrarsi unicamente intorno agli schemi fissi che hanno sviluppato; in più la realtà deve risultare paradossale
ed iperbolica per suscitare le stesse forti emozioni delle fantasie.
Da qui la continua ricerca di stimoli forti e sensazioni inusuali.
Le azioni verso gli altri
Il comportamento di una persona è guidato dal suo mondo interiore.
I bambini che crescono senza grandi problemi cambiano ed adattano il loro pensiero ogni giorno per conseguenza delle sfide e degli stimoli che il mondo esterno e le persone pongono loro.
Questa flessibilità è sconosciuta al serial killer da bambino. Per primo le esperienze che fa nel senso dell' illegalità e della crudeltà verso gli
animali e gli altri passano inosservate ed impunite o perlomeno il bambino
è in grado di rifugiarsi nel suo mondo interiore per rendersi comunque
conto che le sue azioni non sono sbagliate e che aveva il diritto di fare
le cose che ha fatto. Secondo, le convinzioni che il bambino rinforza ogni giorno non trovano nessuna sfida o nessun riscontro nel mondo esterno, in pratica non avendo la possibilità di interagire con gli altri il bambino
è solo e nel suo isolamento non può trovare stimoli per mettere
in discussione quello che pensa ma soltanto autoconferme.
Per conseguenza le azioni violente verso il mondo, orientate a provare
le stesse sensazioni di dominio e di controllo che caratterizzano il mondo interiore del soggetto, diventano sempre più crude e senza rimorso.
Si passa dalla crudeltà sugli animali e la piromania nella prima infanzia
alle violenze sui compagni ed ai conflitti con gli adulti nell'adolescenza
ai crimini veri e propri subito dopo, furti, aggressioni, stupri, omicidi.
E' difficile arrestare un serial killer incensurato. Tutti gli assassini detenuti confermano questi dati e questo tipo di percorso; non esiste nessuno
di questi uomini che non ha già avuto qualche genere di guaio con genitori, educatori, tutori della legge. Molti di essi vengono spesso arrestati
in relazione a crimini minori, magari incriminati per furto, per stupro o banalmente per una lite condominiale. Si pensi al recente caso eclatante di Timothy McVeigh, l' uomo che ha piazzato la bomba ad Oklahoma city che ha scosso l' America e provocato centinaia di morti; fermato per guida privo di patente, l'agente accertatore ha notato che aveva avuto guai penali
mentre era nell'esercito e che più di una volta era stato incriminato
per porto abusivo d'armi e per ingiustificato uso di armi da fuoco in luogo pubblico. Soltanto dopo una notte in prigione grazie agli arguti sospetti
degli agenti che hanno gestito il caso, la polizia e la stampa internazionale
si sono rese conto di chi fosse l' uomo in realtà.
Il feedback mentale dell'assassino
Chiamiamo questa parte feedback mentale perché l'assassino risponde
alle sue azioni con una serie di considerazioni mentali che a loro volta influenzano le sue azioni future. Si è potuto notare infatti che le azioni dei serial killers subiscono dei cambiamenti così come le loro fantasie ed il loro modo di porsi verso la società, il crimine e le altre persone.
In quanto la realtà del crimine è molto diversa da quello che i soggetti immaginano, la loro psiche reagisce fornendo nuove vesti alle fantasie
stesse, adattandole alle nuove informazioni, creando giustificazioni per
le azioni sempre più articolate e convincenti. Alcune di queste sono così
forti che molti di questi criminali ad un certo punto del loro percorso
ingaggiano una vera e propria lotta con la polizia e la società sotto
forma di macabro gioco. Per aggiungere eccitazione e sensazione di
dominio e controllo quello che fanno assume nella loro mente una
veste di sfida e di aperta dimostrazione della loro superiorità.
Purtroppo le menti di questi uomini sono molto diverse dalle
spettacolarizzazioni mediatiche di cui sono protagonisti;
l'inquietante sguardo di Anthony Hopskins ed il suo sagace ed intelligentissimo personaggio Hannibal sono molto diversi dai serial killers del mondo reale.
Con pochissime eccezioni quelli che vengono ritenuti una classe a parte di criminali geniali e privi di rimorso che sfidano le regole e la morale della società non sono altro che patetici e quasi autistici casi clinici. Corrotti ed impoveriti da una vita di pensieri uno uguale all'altro questi uomini usano le loro intelligenze sovente unicamente per tentare di eludere la legge il più a lungo possibile. Naturalmente esistono delle eccezioni e benchè gli anni formativi e le principali esperienze prima dell'inizio dei crimini coincidano per la maggioranza dei soggetti alcuni si distinguono per la capacità di prevedere le mosse della polizia e della società e per l'abilità che dimostrano
nel far perdere tracce di sé.
continua parte 3 di 3
. |